Tutti gli articoli di area

Nuova pubblicazione sul diritto all’educazione in Burkina Faso: LE DROIT À L’ÉDUCATION, UN DROIT CULTUREL AU PRINCIPE DES DROITS DE L’HOMME

E’ disponibile la pubblicazione sugli Atti del Simposio internazionale sul Diritto all’Educazione che la nostra associazione ha prodotto in collaborazione a Association pour la Promotion de l’Éducation Non Formelle e Observatoire de la Diversité et des Droits Culturels.

Partendo dagli aspetti concettuali e metodologici basati sui diritti umani (ABDH), sono presentati i risultati della ricerca sul diritto all’istruzione svolta nelle sei aree più in difficoltà su tale diritto in Burkina Faso. Ne emerge un approccio innovativo che rompe con quelli basati essenzialmente sulla soddisfazione dei bisogni in termini di istruzione: riconoscendo il diritto all’educazione come un diritto patrimonio culturale e utilizzando l’ABDH per misurarlo e diagnosticarlo a livello di comunità, questo libro pone istruzione e formazione nel cuore stesso dello sviluppo sostenibile.

L’auspicio è che venga realizzato, a partire dai contenuti di questa pubblicazione, un sistema permanente di osservazione di dinamiche positive e ostacoli all’efficacia del diritto all’istruzione in tutte le comunità del Burkina Faso e dei paesi della subregione.

Un Documento che chiede di riconoscere l’altro come fratello

Pubblichiamo il commento apparso sul Blog di Savino Pezzotta a proposito del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyib.

______________

UN DOCUMENTO CHE CAMBIA IL NOSTRO MODO DI ESSERE CRISTIANI.

Confesso di essere stato favorevolmente colpito dal “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyib al termine dell’incontro interreligioso.

Sono convinto che ci troviamo davanti a  un documento che senza alcun dubbio possiamo definire rivoluzionario, la cui attuazione produrrà più pace e metterà fine a ogni idea di “guerra santa”, ad ogni “islamofobia” e persecuzioni contro i cristiani. Da questi contenuti se verranno interiorizzati nella nostra quotidianità.  si potrà avviare un comune percorso di convivenza, di rispetto e di amorevolezza  tra tutti i  credenti in Dio e gli uomini di ogni fede e convinzione.

Era quello che a suo tempo aveva intuito S. Francesco d’Assisi quando si recò in Oriente per incontrare il sultano.

Il documento, a mio parere, invita a nuovi percorsi di incontro tra gli uomini. Sono state avanzate delle critiche , ma i critici non hanno colto che  ancora una volta Papa Francesco  dimostra solo una significativa e profonda  coerenza con le indicazioni del Concilio Vaticano Secondo e, soprattutto, con il messaggio evangelico. Ci troviamo di fronte a una proposta che si basa sul principio del dialogo, del rifiuto del terrorismo e di ogni violenza e discriminazione condotta in nome di Dio o della Civiltà di appartenenza. Sono questi i punti centrali contenuti nel   “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyib al termine dell’incontro interreligioso. Principi che non contrastano con il Vangelo e con l’essere cristiani.

Mi sembra significativa e interrogante  l’affermazione che  “La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare”.

Essere credenti significa abbandonare ogni sentimento di odio, di ostilità , di estremismo e di fondamentalismo, di integralismo, posizioni  che spingono a distinguere le persone le une dalle altre e a generare discriminazioni , xenofobie, razzismi ed emarginazioni.

Il credente in Dio non agita i simboli religiosi per ottenere e conquistare il  consenso politico o per condannare altre espressioni religiose e spirituali, ma coglie, senza cadere nel sincretismo, i percorsi che ognuno fa per avvicinarsi al Creatore.

“Le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue” e che“la libertà è un diritto di ogni persona”, e che pertanto è condannabile “ il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura”. Si definisce infine “un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici”

E’ stato osservato che con questo documento si riduce la centralità  della salvezza che viene da Gesù, io credo che sia il contrario poiché solo abolendo le ostilità tra le religioni, i popoli e le culture , il messaggio cristiano può liberamente correre nel mondo.

 I cristiani non sono chiamati a convertire poiché questa è una prerogativa del cuore e nessuno uomo può entrare nel cuore di un altro, ma a testimoniare la propria adesione a Cristo, il resto verrà da se. Una testimonianza che non propone delle primazie di perfezione ma che orienta il proprio essere sul Confiteor.

E’ il conoscere i propri limiti, le proprie imperfezioni, i propri tradimenti che conduce alla fratellanza universale.       

Ecco il documento integrale.

DOCUMENTO
PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE

PREFAZIONE

La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi. Da questi fraterni e sinceri confronti, che abbiamo avuto, e dall’incontro pieno di speranza in un futuro luminoso per tutti gli esseri umani, è nata l’idea di questo « Documento sulla Fratellanza Umana » Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.

DOCUMENTO

In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

In nome della « fratellanza umana » che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

In nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede. In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.
In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Noi – credenti in Dio, nell’incontro finale con Lui e nel Suo Giudizio –, partendo dalla nostra responsabilità religiosa e morale, e attraverso questo Documento, chiediamo a noi stessi e ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive.

Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque.

Questa Dichiarazione, partendo da una riflessione profonda sulla nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i suoi dolori, le sue sciagure e calamità, crede fermamente che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti.

Noi, pur riconoscendo i passi positivi che la nostra civiltà moderna ha compiuto nei campi della scienza, della tecnologia, della medicina, dell’industria e del benessere, in particolare nei Paesi sviluppati, sottolineiamo che, insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità. Tutto ciò contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione, conducendo molti a cadere o nel vortice dell’estremismo ateo e agnostico, oppure nell’integralismo religioso, nell’estremismo e nel fondamentalismo cieco, portando così altre persone ad arrendersi a forme di dipendenza e di autodistruzione individuale e collettiva.

La storia afferma che l’estremismo religioso e nazionale e l’intolleranza hanno prodotto nel mondo, sia in Occidente sia in Oriente, ciò che potrebbe essere chiamato i segnali di una «terza guerra mondiale a pezzi», segnali che, in varie parti del mondo e in diverse condizioni tragiche, hanno iniziato a mostrare il loro volto crudele; situazioni di cui non si conosce con precisione quante vittime, vedove e orfani abbiano prodotto. Inoltre, ci sono altre zone che si preparano a diventare teatro di nuovi conflitti, dove nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata dall’incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli interessi economici miopi.

Affermiamo altresì che le forti crisi politiche, l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra – hanno generato, e continuano a farlo, enormi quantità di malati, di bisognosi e di morti, provocando crisi letali di cui sono vittime diversi paesi, nonostante le ricchezze naturali e le risorse delle giovani generazioni che li caratterizzano. Nei confronti di tali crisi che portano a morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – a motivo della povertà e della fame –, regna un silenzio internazionale inaccettabile.

È evidente a questo proposito quanto sia essenziale la famiglia, quale nucleo fondamentale della società e dell’umanità, per dare alla luce dei figli, allevarli, educarli, fornire loro una solida morale e la protezione familiare. Attaccare l’istituzione familiare, disprezzandola o dubitando dell’importanza del suo ruolo, rappresenta uno dei mali più pericolosi della nostra epoca.

Attestiamo anche l’importanza del risveglio del senso religioso e della necessità di rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni, tramite l’educazione sana e l’adesione ai valori morali e ai giusti insegnamenti religiosi, per fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni.

Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo.

Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi. Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. Lo chiediamo per la nostra fede comune in Dio, che non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e neppure per essere torturati o umiliati nella loro vita e nella loro esistenza. Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente.

Questo Documento, in accordo con i precedenti Documenti Internazionali che hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, attesta quanto segue:

  • La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità e a risvegliare il senso della religiosità tra i giovani, per difendere le nuove generazioni dal dominio del pensiero materialistico, dal pericolo delle politiche dell’avidità del guadagno smodato e dell’indifferenza, basate sulla legge della forza e non sulla forza della legge.
  • La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano.
  • La giustizia basata sulla misericordia è la via da percorrere per raggiungere una vita dignitosa alla quale ha diritto ogni essere umano.
  • Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza, dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra gli esseri umani contribuirebbero notevolmente a ridurre molti problemi economici, sociali, politici e ambientali che assediano grande parte del genere umano.
  • Il dialogo tra i credenti significa incontrarsi nell’enorme spazio dei valori spirituali, umani e sociali comuni, e investire ciò nella diffusione delle più alte virtù morali, sollecitate dalle religioni; significa anche evitare le inutili discussioni.
  • La protezione dei luoghi di culto – templi, chiese e moschee – è un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dalle convenzioni internazionali. Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o demolizioni è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni, nonché una chiara violazione del diritto internazionale.
  • Il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni.
  • Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli.
  • Il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture. L’Occidente potrebbe trovare nella civiltà dell’Oriente rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del materialismo. E l’Oriente potrebbe trovare nella civiltà dell’Occidente tanti elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla debolezza, dalla divisione, dal conflitto e dal declino scientifico, tecnico e culturale. È importante prestare attenzione alle differenze religiose, culturali e storiche che sono una componente essenziale nella formazione della personalità, della cultura e della civiltà orientale; ed è importante consolidare i diritti umani generali e comuni, per contribuire a garantire una vita dignitosa per tutti gli uomini in Oriente e in Occidente, evitando l’uso della politica della doppia misura.
  • È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. Inoltre, si deve lavorare per liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della propria dignità. È necessario anche proteggerla dallo sfruttamento sessuale e dal trattarla come merce o mezzo di piacere o di guadagno economico. Per questo si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti.
  • La tutela dei diritti fondamentali dei bambini a crescere in un ambiente familiare, all’alimentazione, all’educazione e all’assistenza è un dovere della famiglia e della società. Tali diritti devono essere garantiti e tutelati, affinché non manchino e non vengano negati a nessun bambino in nessuna parte del mondo. Occorre condannare qualsiasi pratica che violi la dignità dei bambini o i loro diritti. È altresì importante vigilare contro i pericoli a cui essi sono esposti – specialmente nell’ambiente digitale – e considerare come crimine il traffico della loro innocenza e qualsiasi violazione della loro infanzia.
  • La protezione dei diritti degli anziani, dei deboli, dei disabili e degli oppressi è un’esigenza religiosa e sociale che dev’essere garantita e protetta attraverso rigorose legislazioni e l’applicazione delle convenzioni internazionali a riguardo.

 

A tal fine, la Chiesa Cattolica e al-Azhar, attraverso la comune cooperazione, annunciano e promettono di portare questo Documento alle Autorità, ai Leader influenti, agli uomini di religione di tutto il mondo, alle organizzazioni regionali e internazionali competenti, alle organizzazioni della società civile, alle istituzioni religiose e ai leader del pensiero; e di impegnarsi nel diffondere i principi di questa Dichiarazione a tutti i livelli regionali e internazionali, sollecitando a tradurli in politiche, decisioni, testi legislativi, programmi di studio e materiali di comunicazione. Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo Documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi.

In conclusione auspichiamo che:

questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà;

sia un appello a ogni coscienza viva che ripudia la violenza aberrante e l’estremismo cieco; appello a chi ama i valori di tolleranza e di fratellanza, promossi e incoraggiati dalle religioni;

sia una testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano;

sia un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano.

Questo è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita.

Abu Dhabi, 4 febbraio 2019

Sua Santità Papa Francesco            Grande Imam di Al-Azhar  Ahmad Al-Tayyib

Proposte 2019

L’Associazione Chizzolini Cooperazione Internazionale – ONLUS, insieme a uffici pastorali diocesani, Cattedra Unesco dell’Università di Bergamo e a realtà associative impegnate nel contesto delle migrazioni e della cooperazione, promuove un ciclo di conferenze ed approfondimenti che ruotano intorno al tema della cooperazione internazionale e ai diritti dell’uomo.
La proposta è strutturata su 3 direttive. Accanto ad un ciclo di conferenze legate al settantesimo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che si svolgeranno da gennaio ad aprile presso l’Abbazia San Paolo d’Argon (Proposta A), sono previsti incontri di lavoro e dibattito per giovani sul tema della Mobilità Umana (Proposta B) e la realizzazione di una ricerca sul legame tra Migrazione ed Educazione coordinato da un ricercatore del Dipartimento di Antropologia e sociologia dell’IHEID di Ginevra (Proposta C).

Tutte le indicazioni sono presenti nel depliant illustrativo

La partecipazione è libera e gratuita ma suggeriamo di inviare una mail per costruire i due gruppi di lavoro (Proposte B e C) a info@chizzolinionlus.it con nome e cognome, realtà associativa o sociale in cui si è coinvolti e breve presentazione personale.

GLOBAL COMPACT, PER MIGRAZIONI “SICURE, ORDINATE E REGOLARI” – COMUNICATO STAMPA

Bergamo, giovedì 6 dicembre 2018

 

Lotta contro lo sfruttamento, contro la xenofobia e per la garanzia di realizzare politiche di frontiera rispettose del diritto internazionale: questi e altri impegni comuni a favore di migranti e rifugiati sono contenuti nel “Global compact for safe, orderly and regular migration”, che sarà presentato dalle Nazioni Unite in occasione di una Conferenza intergovernativa che si terrà a Marrakesh il 10 e 11 dicembre prossimi.
Secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Gutierres, questo Patto “riconosce che ogni individuo ha diritto alla sicurezza, alla dignità e alla protezione e che le azioni e gli obiettivi messi in atto, implementati o sottoposti a revisione, faciliteranno una migrazione sicura, ordinata e regolare riducendo l’incidenza e l’impatto della migrazione irregolare”.
Le politiche migratorie, infatti, superando l’approccio attuale (e per la verità da sempre utilizzato) dell’emergenza, devono trovare le modalità più efficaci di coordinarsi e integrarsi alla cooperazione internazionale, nella prospettiva di nuovi modelli di sviluppo e di una
governance delle migrazioni sempre più integrata come previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Le migrazioni costituiscono, oggi, un fatto strutturale, non certo congiunturale, che riguarda persone, società, Stati e comunità internazionale. Il Global compact, pur essendo un accordo volontario e non legalmente vincolante, rappresenta una sfida, una scommessa e un’occasione da non sprecare.
Esso richiede il coinvolgimento di tutti gli attori della società, pubblici, privati e civili, e una visione politica a lungo termine alimentata da processi innovativi riguardanti l’accoglienza, l’integrazione e la cooperazione internazionale.

 

Associazione Vittorino Chizzolini Cooperazione Internazionale – ONLUS
Coordinamento provinciale bergamasco enti locali per la Pace e i Diritti Umani
Rete per la Pace Bergamo (Auser, Cgil, Cisl, Donne in nero, Il seme, Cooperativa Ruah, UPF, Cooperativa Amandla, Acli, Arci, Libera, Caritas, Ufficio Pastorale, Associazione Alilò)
Associazione Generale Mutuo Soccorso Bergamo 
Gruppo di Iniziativa Territoriale dei soci di Banca Etica di Bergamo
Cooperativa Il Sole e la Terra
Cooperativa Il Seme (commercio equo e solidale)
Cooperativa La Terza Piuma
Mercato&Cittadinanza 
Legambiente Bergamo 
Slowfood Bergamo 
Retegas Bergamo

70° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani

In occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani la Rete della Pace di Bergamo e il Coordinamento Provinciale bergamasco degli Enti Locali per la Pace,  hanno organizzato alcuni eventi per portare all’attenzione della città e delle Associazioni il tema dei Diritti umani.

L’Associazione Vittorino Chizzolini Cooperazione Internazionale ONLUS ha aderito alla manifestazione che si è tenuta alle ore 18.00 in Piazza Matteotti a Bergamo, in contemporanea a molte altre città italiane.

L’evento ha visto l’introduzione di Marzia Marchesi, Presidente del Consiglio comunale di Bergamo, che ha richiamato l’importanza di ritrovarsi attorno ai Diritti umani a 70 anni dalla Dichiarazione.

Successivamente si è data lettura del Prologo e dei singoli articoli da parte del Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e altre 30 persone, rappresentanti di associazioni, cooperative, migranti, consulte di studenti e universitari, comunità islamiche, Caritas e altri sostenitori dell’iniziativa.

La manifestazione si è conclusa con un momento di silenzio per ricordare le vittime delle violazioni dei Diritti umani.

Appello per Ministeri della Pace in tutto il mondo

Pubblichiamo l’Appello per Ministeri della Pace in tutto il mondo, sintesi in italiano dell’evento CALLING FOR MINISTRIES OF PEACE ALL AROUND THE WORLD, svoltosi a Ginevra 21 Settembre 2018  in occasione della Giornata Internazionale della Pace. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) e ha avuto, tra gli altri, il sostegno della nostra associazione.

L’obiettivo di questo documento è di proporre una spinta in avanti nell’implementazione della Dichiarazione sul diritto alla pace dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2016, e in modo più generale, nel raggiungimento di una pace duratura e sostenibile.

Alleghiamo anche il volantino dell’evento in cui sono riportati i nomi dei relatori.

La Giornata della Terra

L’associazione Chizzolini aderisce alla GIORNATA DELLA TERRA che si celebra a livello mondiale, cosciente della stretta relazione tra sviluppo dei popoli e questione ambientale. Grazie anche all’enciclica Laudato sì di Papa Francesco vediamo crescere nella comunità cristiana un nuovo impegno ad essere custodi della terra, senza ideologizzazioni ma nella comprensione che la cura del Creato è un dovere tanto per i nostri figli quanto per i fratelli nei paesi che maggiormente soffrono degli effetti nefasti dei cambiamenti climatici, o dello sfruttamento consumistico.

Earth Day (giornata della Terra) è la più grande giornata di azione a livello civico nel mondo, si tratta di un evento globale che vede ogni anno la partecipazione a diverse iniziative di circa 1 miliardo di persone in 192 paesi.

È un giorno di azione politica e di partecipazione civica. La gente marcia, firma petizioni, pianta alberi, ripulisce le città e le strade. I leader della fede, in prima istanza Papa Francesco, collegano la Giornata della Terra alla protezione della più grande creazione di Dio, degli esseri umani, della biodiversità e del pianeta su cui viviamo tutti.

Earth Day Network, l’organizzazione che guida la Giornata della Terra in tutto il mondo, ha annunciato che la Giornata della Terra 2018 si concentrerà sulla mobilitazione mondiale (fine dell’inquinamento plastico) con l’obiettivo di generare uno sforzo globale per eliminare la plastica monouso e una regolamentazione globale per lo smaltimento delle plastiche

La plastica è costantemente raffinata e modellata nei materiali più popolari della moderna civiltà umana. Gli umani sono diventati dipendenti dalla plastica e siamo diventati una società di plastica. Le materie plastiche si trovano in prodotti di uso quotidiano come confezioni di prodotti, pannolini usa e getta, sacchi per la spazzatura, bottiglie di plastica, tazze, cannucce, posate, contenitori, dispositivi medici, computer, tavoli, sedie, ecc. … quasi tutto è fatto di plastica!

Siamo portati a credere che molte delle materie plastiche che separiamo a vengano riciclate.

Incredibilmente, questo non sempre avviene.   Circa il 95% di tutti i rifiuti di plastica è ancora smaltito in discariche e oceani in tutto il mondo! La crescita di rifiuti di plastica è fuori controllo. ​​​

Prodotti chimici plastici sono assorbiti nel corpo umano. Queste sostanze chimiche di plastica possono produrre conseguenze insalubri e si dice che aumentino il rischio di cancro, disturbi dell’apprendimento e disfunzioni sessuali, solo per citarne alcuni.

La plastica scartata finisce nelle nostre fonti d’acqua e infine nell’oceano. Gli scienziati stimano che ci siano oltre 5 trilioni di pezzi di plastica nel nostro oceano, costituendo oggi quasi il 90% di tutta la spazzatura che galleggia sulla superficie dell’oceano. La plastica che galleggia sulla superficie dell’oceano ora supera la vita di mare 6 a 1, uccidendo 100.000 mammiferi e 1 milione di uccelli marini ogni anno.  È tempo di salvare il mondo. Il continuo disprezzo di questo problema oggi, influenzerà negativamente tutta la vita su questo pianeta domani.

La campagna End Plastic Pollution di EDN include quattro componenti principali:

  • Guidare un movimento di base per sostenere l’adozione di un quadro globale per regolamentare l’inquinamento plastico;
  • Educare, mobilitare e attivare cittadini di tutto il mondo per chiedere che i governi e le imprese controllino e ripuliscano l’inquinamento plastico;
  • Educare le persone ad assumersi la responsabilità personale per l’inquinamento plastico scegliendo di rifiutare, ridurre, riutilizzare e riciclare le materie plastiche.
  • Promuovere la regolamentazione del governo locale e altri sforzi per contrastare l’inquinamento plastico.

Con la “LAUDATO SI” Papa Francesco ha invitato a considerare la natura e le risorse che essa offre come un bene collettivo, e ha affermato che la cura della terra può rappresentare un terreno di unione tra i popoli e le religioni di tutte le latitudini e per “unire tutta la famiglia umana”.

Quando il Papa esprime il concetto di “cura” non guarda solo alla dimensione ambientale, ma significare in primo luogo che l’ecologia non deve mai perdere di vista il soggetto umano e pertanto è necessario passare da una visione ecologica strettamente ambientale ad una squisitamente antropologica, in cui deve regnare un atteggiamento di mutua assistenza tra le persone, di empatia e solidarietà, e tra gli esseri viventi e la natura.

Il Papa ci ha ricordato che la terra è una “casa “dove ogni persona, indipendentemente dal colore della pelle, dalla cultura, dalla religione e da dove si è nati è il luogo di ognuno di noi, dove c’è posto e accoglienza per tutti.

“Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli”. Infine, con gli aggettivi “nostra” e “comune” ribadiva ancora una volta le necessità della comunità di cui facciamo parte e che ha il dovere di orientare le proprie scelte al benessere universale.

La “Laudato Sì” ha per molti analisti una valenza cruciale anche per il momento storico che stiamo vivendo segnato dall’esplosione di grandi conflitti e tensioni globali: le parole del Papa sono un segno di speranza e di incoraggiamento per l’impegno su grandi progetti condivisi per la pace, i diritti umani, il clima e le sfide ambientali, il contrasto alla povertà e per un mondo più giusto e fraterno.

Santità vuol dire Apertura: All’Altro

Di Savino Pezzotta – Pubblicato sul quotidiano “IL DUBBIO” del 14 Aprile 2018

Non è facile dare una lettura dell’ultima esortazione di Papa Francesco, sicuramente il richiamo alla santità può essere visto come la riproposizione di una questione e di una indicazione che attraversa tutta la storia della Chiesa e che ha sempre indicato stili di vita e percorsi ascetici rigorosi; oppure come una visione arcaica della vita cristiana. Quello che si propone con questa esortazione (che può apparire agli occhi profani o laici come una questione interna alla comunità dei credenti) è qualche cosa di nuovo che potrebbe interessare anche il mondo dei laici e dei non credenti.

A mio parere viene proposto un passaggio dal sacro al santo, ovvero l’abbandono della sacralizzazione della politica, dell’economia, del consumo e dell’io su cui si fondano oggi molti poteri, per camminare verso una liberazione da tutto ciò, che con forza e potenza, comprime e spersonalizza l’uomo e gli fa violenza, un passaggio che interessa anche i laici non credenti.

La santità come libertà che cerca il suo realizzarsi nel bene delle relazioni umane e che è accessibile solo a partire dalle relazioni umane.

Già il grande filosofo ebreo Levinas aveva introdotto nel suo discorso sull’etica, fatto in maniera non teologica, il concetto di santità. Dicendo che la Santità è in generale rispetto, attenzione, apertura all’altro o, meglio ancora, è affermazione del primato dell’Altro sull’io, su me stesso. Passare «dal sacro al santo» significa, quindi, cercare d’intendere Dio non più sullo sfondo di una realtà numinosa, ma di relazione e incontro con l’altro.

Un tema antico come quello della santità viene affrontato con un approccio nuovo che emerge già nel titolo dell’esortazione papale: Gaudete et Exsultate (Rallegratevi e siate felici) – La chiamata alla santità nel mondo di oggi – All’interno del testo ci sono molti dei temi  che Papa Francesco  ha ripetuto negli ultimi cinque anni: l’importanza del discernimento, gli avvertimenti contro lo gnosticismo e neo-pelagianesimo, la “rigidità/chiusura”  dogmatica e dottrinale, il fare le cose come sempre si è fatto e in valore delle piccole cose.

L’approccio è molto innovativo poiché si ispira alla gioia e alla felicità. La tradizione del cristianesimo cattolico occidentale e latino penetrata anche nel protestantesimo, ha proposto solitamente un’interpretazione essenzialmente morale della santità, troppe volte fondata su proibizioni che hanno finito per alimentare il moralismo a danno della morale. Questo ha avuto, a mio parere, influenze forti anche su mondo laico e sull’esercizio della politica.

Papa Francesco rovescia questo approccio per affermare che la santità è gioia, allegrezza e felicità: un modo per affermare il primato dell’essere sul fare, del dono sulla prestazione, della gratuità sulla legge.

La santità proposta come stile di vita, anche nella sua dimensione etica, non ha un carattere legale o giuridico, ma si fonda sull’amore del prossimo ed è ispirata dalla gratitudine verso l’umanità e la bellezza che troppe volte, per interesse, deturpiamo. In tutto questo c’è l’eco della “Laudato Sì” e dell’interessamento per la salvaguardia del creato, cui tutte le persone e istituzioni di vario genere vengono invitati ad averne cura.

Non a caso affronta con molta chiarezza la realtà di un mondo pieno di disattenzioni e che tende a basarsi sull’economicismo, il consumismo e l’edonismo. Il Papa sottolinea, e non può essere diversamente, l’importanza della preghiera e del culto, ma dà una forte importanza agli atti d’amore e di misericordia verso il prossimo, specialmente verso i poveri e coloro che sono ai margini.  Va comunque notato che mentre si sottolinea la difesa delle vite dei non nati la estende, con uguale peso, alle vite dei poveri, degli anziani esposti all’eutanasia segreta e verso coloro che sono rifiutatati e emarginati.

Il Papa invita a non accontentarsi di un’esistenza blanda e mediocre, ma ad avere coraggio. Bisogna essere attenti e provocati dalla santità che esiste e si sviluppa anche fuori dalla Chiesa cattolica. Sappiamo che esistono dei santi laici, persone che nella politica, nell’impegno sociale e nell’economia hanno vissuto con radicalità e profonda dedizione la loro umanità e l’impegno per un mondo migliore e più attento alla dignità umana.

Una sottolineatura importante riguarda la dimensione femminile e il richiamo al contributo che le donne hanno dato alle riforme della Chiesa e della società.

C’è un recupero forte e significativo dei “piccoli gesti”, quelli che fanno apprezzare la vicinanza con altri.

La santità che viene proposta non presume la separazione dagli altri, l’uso del cilicio e della mortificazione o un ascetismo disincarnato, ma si sostanzia e si realizza nell’amore verso gli altri e in particolare verso i poveri e gli emarginati.

Il Papa invita i fedeli a non pensare la santità come qualche cosa di eroico, ma di coerente con la vita buona di ogni giorno in modo che cresca una visione e una pratica di vita che porterà gradualmente ma inesorabilmente  a migliorare il mondo.

Vi è dentro l’esortazione una messa in guardia verso due nemici: lo gnosticismo e il pelagianesimo. Sembrerebbe questo un discorso collocato solo dentro la Chiesa, ma credo si possa spingere oltre i confini ecclesiastici. Oggi la tentazione allo gnosticismo è molto diffusa anche in ambienti laici che pensano di avere risposte giuste a ogni domanda e che faticano a porsi delle domande e a lasciarsi interrogare dai problemi che inaspettatamente emergono dalla complessità del nostro mondo e che riducono la conoscenza a una volontà di dominio.

Anche la dimensione pelagiana è presente nelle nostre società e si riassume nelle illusioni che si offrono ai deboli e che la soluzione dei problemi sta da un’altra parte rispetto all’impegno quotidiano,  o proporre  l’ossessione per la legge e le regole, mentre diventa urgente diffondere il senso della  bellezza e del gioire e soffrire insieme cosi come si esprime nel Vangelo discorso sul monte. Il richiamo alle beatitudini potrebbe sembrare qualche cosa di estraneo alla storia, di utopico.

Le beatitudini esprimono una visione radicale e chiedono di andare contro il flusso e il conformismo borghese che ha inquinato la nostra società. Mi rendo conto che essere puri di cuore, mansueti ed umili, nel piangere con chi soffre e desiderare la giustizia, mantenendo un cuore libero da tutto ciò che nega la relazione paritaria con gli altri non è facile per nessuno, ma non si può non tenerli in considerazione come orizzonte verso cui camminare.

Forte è la critica verso alcuni che si dichiarano credenti e che considerano la situazione dei migranti come una questione secondaria rispetto alle pure impellenti questioni bioetiche, ma il Papa, senza sottovalutarle, sottolinea l’importanza e la centralità delle azioni di misericordia, e che non si dovrebbe dimenticare che il principio su cui le nostre vite vanno giudicate e valutate è ciò che abbiamo fatto per gli altri.

La eccessiva preoccupazione per il nostro io e per i nostri diritti, cosi dominate nella nostra società, non aiuta all’incontro con l’altro, da qui la necessità di coltivare una semplicità di vita, resistendo alle intense richieste di un modello economico, sociale e culturale che pretende di centrarsi sui consumi, sulla ricchezza individuale, sul potere di comando, ma tutto questo produce una corruzione spirituale e culturale, alla quale occorre opporre resistenza e nuovi stili di vita.

Papa Francesco termina la sua esortazione riproponendo uno dei temi centrali del suo pensiero: il discernimento . Questo dovrebbe essere un criterio della pratica quotidiana e poiché ci obbliga ad essere pronti ad ascoltare, ad avere la libertà e il coraggio di mettere da parte le nostre idee parziali o insufficienti, le nostre solite abitudini e modi di vedere le cose e a sviluppare l’attenzione verso gli altri e, pertanto, a liberarci dalle rigidità, dagli integrismi, dall’abitudine per divenire giorno dopo giorno uomini liberi.

 

PAIDEIA 2018: AL VIA LA TERZA EDIZIONE

Prenderà avvio il prossimo venerdì 9 febbraio la terza edizione del percorso di formazione e di approfondimento Paideia, promosso dall’Associazione Vittorino Chizzolini – Cooperazione Internazionale Onlus. Oltre alla già consolidata collaborazione con la Cattedra UNESCO dell’Università di Bergamo, la CISL Bergamo, la Cooperativa Impresa Sociale Ruah e le ACLI Provinciali di Bergamo, quest’anno parteciperanno e supporteranno l’iniziativa anche il CELIM Bergamo e CONFCOOPERATIVE Bergamo.

Maggiori informazioni sulla pagina dedicata.

 

5 nuove reti internazionali

L’Associazione ha di recente stretto relazioni con 5 nuove reti internazionali:
1. Piattaforma delle Nazioni unite di ONG sul diritto all’educazione Ginevra
2. Piattaforma delle nazioni unite di ONG sull’educazione ai diritti dell’uomo Ginevra
3. Osservatorio sulle diversità e sui diritti culturali Friburgo
4. BICE, bureau international catholique pour l’enfance
5. Sfera Onlus